IL DUOMO DI MODENA , IL SANTO GRAAL E LA METOPE ERMETICA.
SECONDA PARTE.
SIR GAWAIN E IL CAVALIERE VERDE
Sir Gawain è un caso unico all’interno della tradizione romantica inglese. Esso proviene dall’Inghilterra nordoccidentale, lontana dai centri culturali del Sud francesizzante; è sopravvissuto in un solo manoscritto, il Cotton Nero A X della British Library, che contiene anche i poemi Pearl, Patience e Cleanness; è scritto in un dialetto delle West Midlands; è un poema di 2530 versi redatto probabilmente nell’ultimo quarto del Trecento.
LA SELVA OSCURA, IL PENTACOLO ,IL COLORE VERDE E IL SANTO GRAAL
“Sguardi vi furono, a lungo, gettati sull’uomo: stupiva ognuno: che voleva mai dire che un cavaliere e il cavallo prendessero un tale colore, da divenir verdi com’erba, più verdi sembrare, più brillanti splendere di smalto verde su oro. Tutti quelli in piedi guardarono fissi, si avvicinarono cauti chiedendosi con meraviglia che mai avrebbe fatto quell’uomo. Perché molti portenti avevano visto, ma tali mai prima: e così pensarono fosse illusione e magia. Molti cavalieri ( della Tavola Rotonda )temettero di dare risposta, sbigottirono tutti alla sua voce impietriti, in mortale silenzio seduti nella splendida sala, come caduti nel sonno, si spensero le loro parole nell’aria.” Sir Gawain e il Cavaliere Verde, Adelphi Editore (vv. 232-45).
L’avventura vera si apre con l’apparizione del Cavaliere Verde. Questa avventura non è vissuta né da Artù né dalla sua corte, ma dal solo Gawain.
“Presso a un monte.....entro una selva profonda, paurosa e selvaggia: alti colli dai lati e boschi di sotto di querce a centinaia, grigie e possenti. Noccioli e biancospini erano tutti intrecciati, ispido e folto cresceva il muschio dovunque: sui rami nudi uccelli infelici pigolavano mestamente al dolore del freddo.” Op.cit.
Questo è lo spazio sul quale spicca il castello di Bertilak che poi si rivelerà essere il Cavaliere Verde, dove dimora una misteriosa Signora moglie-prigioniera di Bertilak .
È, questo, lo spazio che domina anche nella descrizione della Cappella Verde e del paesaggio che la circonda : “ Attorno guardò (Sir Gawain ): tutto gli pareva selvaggio; non vide alcun segno di riparo lì attorno, ma ovunque strapiombi ripidi e alti e aspre balze rugose, nodose le pietre, il cielo stesso pareva graffiato dalle rocce sporgenti. Si fermò allora e trattenne il cavallo, si volse d’attorno la cappella cercando. Nessuna ne vide, e gli parve assai strano....” Op.cit.
E’ la stessa selva oscura selvaggia ,aspra e forte dove Dante si smarrisce . Nella introduzione critica della Divina Commedia nella pregiata edizione (inimitabile a mio parere) dei Fratelli Fabbri Editori del 1963 , si legge:” L’ostacolo maggiore per noi, nel seguire Dante agli esordi del suo capolavoro, è senza dubbio costituito dall’allegoria , questo schema interpretativo , che è stato ”argutamente” definito da uno storico la pianta parassita nella serra della tarda antichità ( sic ) e che troviamo in tutte le manifestazioni dell’arte del medioevo- La nostra mentalità positiva, tutta volta al concreto e all’<< effettuale>>, ben difficilmente trova di che nutrirsi nel miracoloso tessuto di rispondenze che la mente medievale scorgeva dappertutto nell’universo. Perduto il senso del << sacro >> stentiamo a scorgere nelle cose la traccia di un Creatore , la misura di un ordine sottratto al fluttuare degli eventi. Ai tempi di Dante non era così. Il linguaggio dei simboli era di dominio comune , l’uomo era avido di << interpretazioni>> che colmassero l’infinita distanza che lo separava da Dio.” Vivaddìo! Ma queste sagge parole non sono una critica rivolta ai colleghi quali esegeti della Divina Commedia ma sono un rimprovero ( sic ) rivolto a Dante stesso che nei primi capitoli lasciò i suoi critici nell'incertezza.
Il sorprendente Don Chisciotte della Mancia ( L'Ingegnoso Gentiluomo Don Chisciotte della Mancia -XVI° secolo -) chiude questa meravigliosa epoca dei poemi cavallereschi quando incontra un personaggio che indossa un ( 2 ) gabbano verde, verdi e dorati bandoliera e stivali, e verdi gli sproni, e la cui cavalla ha finimenti guarniti di bruno e di verde (II, XVI) . Questo incontro rappresenta la vana speranza di Don Chisciotte di far rivivere la cavalleria errante .
Sullo scudo di Gawain spicca il pentacolo, la stella a cinque punte:
<< E’ anche con il pentagramma che si misurano le proporzioni esatte del grande e unico Athanor necessarie alla confezione della pietra filosofale e al compimento della Grande Opera. L’alambicco il più perfetto che possa elaborare la quintessenza è conforme a questa figura , e la quintessenza essa stessa è rappresentata dal segno del pentagramma ”. Ecco la stella del nord che bisogna seguire , della quale l’artista deve dimostrarsi degno se vuole diventarne il possessore sul Cammino di San Giacomo , fino a Compostella ( compos ,maestro e stellae della stella ) >>
Eugène Canseliet, L’Etoile des Mages, Savignies, Epiphanie 1962
In OPERE, tradotto e curato da Paolo Lucarelli, il secondo libro riguarda l'Entrata Aperta Al Palazzo chiuso del Re del celebre Adepto Eireneo Filalete: “ Il saggio si rallegrerà mentre il folle non farà caso a queste cose, né si istruirà nella saggezza, quando avrà visto il Polo centrale palesarsi all’esterno, conoscibile tramite il famoso segno dell’Onnipotente. Costoro sono teste così dure che , pur avendo visto segni e miracoli, non abbandoneranno i loro sofismi, né potranno entrare nella via diritta”
Quanto segue dovrebbe far riflettere i benpensanti ancorati ai loro pregiudizi.
“Al di fuori del suo ruolo alchemico puro, la (1 ) cabala è servita da interprete ( truchement in francese) nella elaborazione di molti capolavori letterari , che molti dilettanti sanno apprezzare senza nulla sospettare, sotto il piacere, lo charme e la nobiltà dello stile. I loro autori che si chiamino -Omero, Virgilio, Ovidio, Platone , Dante e Goethe -furono tutti dei grandi iniziati .Essi scrissero le loro immortali opere non tanto per lasciare alla posterità imperituri monumenti del genio umano quanto per istruire di sublimi conoscenze delle quali essi erano i depositari e che dovevano trasmettere nella loro integrità. E’ così che noi dobbiamo considerare , al di là dei maestri già citati, gli artigiani meravigliosi dei poemi di cavalleria ,la chansons de geste e così via, appartenenti al ciclo della tavola rotonda e del Graal , le opere di Francois Rabelais e quelle di ( 3 )Cyrano de Bergerac ; Il Don Chisciotte di Michel Cervantes ; i Viaggi di Gulliver di Swift; Il Sogno di Polifilo di Francesco Colonna , Le Contes de ma mere l’Oie di Perrault; le Chansons du Roy de Navarre di Thibault de Champagne; Le Diable prédicateur curiosa opera spagnola della quale non conosciamo l’autore ed altre opere meno celebri non sono loro inferiori né in interesse né in scienza.” Fulcanelli, Le Gardes du Corps de Francois II in Le Demeures Philosophales
Segue una pagina magistrale di Eugène Canseliet, unico discepolo di Fulcanelli.
“ Durante la celebrazione della Messa la coppa di questo vaso sacro ( il calice) deve essere in oro o in argento dorato all’interno, si tratti per questa dell’oro metallo , o per quella dell’alchimista dell’oro celeste cristico che è di colore verde. In spessore sottile , o in fusione limpida , l’oro fisico mostra in trasparenza , la stessa colorazione. Perciò i più antichi alchimisti , nella loro notazione grafica, raffiguravano il verde con il monogramma del Salvatore, cioè con il crisma che è formato dalla X ( Chi) e dal P ( Rho) , entrambi consonanti del vocabolo Χϱυσός ,Chrysos ,oro e Χλωρρς, Chloros , verde. Il sacerdote compie così la fase essenziale e segreta del suo magistero , grazie al calice il cui equivalente alchemico è il ricettacolo di natura, intagliato con molta abilità nello smeraldo dei filosofi, esso stesso velato, dai vecchi autori , sotto l’espressione di flos coeli e con il termine nostoc. Vi opera la consacrazione e la susseguente mescolanza del pane e del vino , come Gesù Cristo al momento della Cena nel vaso tradizionale che fu pienamente raccolto da Giuseppe d’Arimatea . La leggenda secondo cui il Graal sarebbe stato foggiato in uno smeraldo dalla fronte di Lucifero ( Lux, lucis e fero; porto la luce) nell’istante della caduta dell’angelo ribelle dalle sfere della luce increata , simboleggia positivamente l’origine e la destinazione di questa materia spirituale. Lucifero è la stella del mattino, la Venere dei Saggi che porta sulla sua corona quel sale smeraldino tanto prezioso per l’artista e velato, da Basilio Valentino ,il sapiente benedettino di Erfurth , a causa della rassomiglianza con il vocabolo vitriolo. L’ortografia francese antica , vitryol invita, malgrado tutto, all’interpretazione anagrammatica : l’or y vit , l’oro vi vive; come a dire che il sole filosofico si è incorporato nello smeraldo meraviglioso dietro il quale, da sempre, i cavalieri erranti sospirano e proseguono instancabilmente la loro ( 4 )“questa . ” Eugène Canseliet , L’Opera alchemica e la Santa Messa in L’Alchimia simbolismo ermetico e pratica filosofale.
gdg
(1) "Aggiungiamo che l’argot è una legge fonetica che regge, in tutte le lingue e senza tener conto dell’ortografia, la cabala tradizionale – che è una delle forme derivate dalla Lingua degli Uccelli , madre e decana di tutte le altre. E' la Lingua dei filosofi e dei diplomatici. Gesù ne rivela la conoscenza agli apostoli , inviando il suo spirito, lo Spirito Santo. Gli antichi Inca la chiamavano la Lingua di corte. Perché era famigliare ai diplomatici, ai quali forniva la chiave di una duplice scienza: sacra e profana. Nel Medio Evo la si definiva Gaia scienza o Gaio sapere, Lingua degli dei, Divina Bottiglia….…L’Arte gotica è in effetti,l’art got o cot ( Xo), l’arte della luce o dello Spirito” Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali
(2) Specie di largo cappotto con maniche e talora con cappuccio, usato nel medioevo dagli uomini di ogni classe per difendersi dalla pioggia o dal freddo o per cavalcare.
( 3 ) Da non confondere con la commediola di Edmond Rostand.
( 4 ) Abbreviazione di questua, questuante ovvero cerca, cercatore quali erano i cavalieri erranti.
Sir Gawain è un caso unico all’interno della tradizione romantica inglese. Esso proviene dall’Inghilterra nordoccidentale, lontana dai centri culturali del Sud francesizzante; è sopravvissuto in un solo manoscritto, il Cotton Nero A X della British Library, che contiene anche i poemi Pearl, Patience e Cleanness; è scritto in un dialetto delle West Midlands; è un poema di 2530 versi redatto probabilmente nell’ultimo quarto del Trecento.
LA SELVA OSCURA, IL PENTACOLO ,IL COLORE VERDE E IL SANTO GRAAL
“Sguardi vi furono, a lungo, gettati sull’uomo: stupiva ognuno: che voleva mai dire che un cavaliere e il cavallo prendessero un tale colore, da divenir verdi com’erba, più verdi sembrare, più brillanti splendere di smalto verde su oro. Tutti quelli in piedi guardarono fissi, si avvicinarono cauti chiedendosi con meraviglia che mai avrebbe fatto quell’uomo. Perché molti portenti avevano visto, ma tali mai prima: e così pensarono fosse illusione e magia. Molti cavalieri ( della Tavola Rotonda )temettero di dare risposta, sbigottirono tutti alla sua voce impietriti, in mortale silenzio seduti nella splendida sala, come caduti nel sonno, si spensero le loro parole nell’aria.” Sir Gawain e il Cavaliere Verde, Adelphi Editore (vv. 232-45).
L’avventura vera si apre con l’apparizione del Cavaliere Verde. Questa avventura non è vissuta né da Artù né dalla sua corte, ma dal solo Gawain.
“Presso a un monte.....entro una selva profonda, paurosa e selvaggia: alti colli dai lati e boschi di sotto di querce a centinaia, grigie e possenti. Noccioli e biancospini erano tutti intrecciati, ispido e folto cresceva il muschio dovunque: sui rami nudi uccelli infelici pigolavano mestamente al dolore del freddo.” Op.cit.
Questo è lo spazio sul quale spicca il castello di Bertilak che poi si rivelerà essere il Cavaliere Verde, dove dimora una misteriosa Signora moglie-prigioniera di Bertilak .
È, questo, lo spazio che domina anche nella descrizione della Cappella Verde e del paesaggio che la circonda : “ Attorno guardò (Sir Gawain ): tutto gli pareva selvaggio; non vide alcun segno di riparo lì attorno, ma ovunque strapiombi ripidi e alti e aspre balze rugose, nodose le pietre, il cielo stesso pareva graffiato dalle rocce sporgenti. Si fermò allora e trattenne il cavallo, si volse d’attorno la cappella cercando. Nessuna ne vide, e gli parve assai strano....” Op.cit.
E’ la stessa selva oscura selvaggia ,aspra e forte dove Dante si smarrisce . Nella introduzione critica della Divina Commedia nella pregiata edizione (inimitabile a mio parere) dei Fratelli Fabbri Editori del 1963 , si legge:” L’ostacolo maggiore per noi, nel seguire Dante agli esordi del suo capolavoro, è senza dubbio costituito dall’allegoria , questo schema interpretativo , che è stato ”argutamente” definito da uno storico la pianta parassita nella serra della tarda antichità ( sic ) e che troviamo in tutte le manifestazioni dell’arte del medioevo- La nostra mentalità positiva, tutta volta al concreto e all’<< effettuale>>, ben difficilmente trova di che nutrirsi nel miracoloso tessuto di rispondenze che la mente medievale scorgeva dappertutto nell’universo. Perduto il senso del << sacro >> stentiamo a scorgere nelle cose la traccia di un Creatore , la misura di un ordine sottratto al fluttuare degli eventi. Ai tempi di Dante non era così. Il linguaggio dei simboli era di dominio comune , l’uomo era avido di << interpretazioni>> che colmassero l’infinita distanza che lo separava da Dio.” Vivaddìo! Ma queste sagge parole non sono una critica rivolta ai colleghi quali esegeti della Divina Commedia ma sono un rimprovero ( sic ) rivolto a Dante stesso che nei primi capitoli lasciò i suoi critici nell'incertezza.
Il sorprendente Don Chisciotte della Mancia ( L'Ingegnoso Gentiluomo Don Chisciotte della Mancia -XVI° secolo -) chiude questa meravigliosa epoca dei poemi cavallereschi quando incontra un personaggio che indossa un ( 2 ) gabbano verde, verdi e dorati bandoliera e stivali, e verdi gli sproni, e la cui cavalla ha finimenti guarniti di bruno e di verde (II, XVI) . Questo incontro rappresenta la vana speranza di Don Chisciotte di far rivivere la cavalleria errante .
Sullo scudo di Gawain spicca il pentacolo, la stella a cinque punte:
<< E’ anche con il pentagramma che si misurano le proporzioni esatte del grande e unico Athanor necessarie alla confezione della pietra filosofale e al compimento della Grande Opera. L’alambicco il più perfetto che possa elaborare la quintessenza è conforme a questa figura , e la quintessenza essa stessa è rappresentata dal segno del pentagramma ”. Ecco la stella del nord che bisogna seguire , della quale l’artista deve dimostrarsi degno se vuole diventarne il possessore sul Cammino di San Giacomo , fino a Compostella ( compos ,maestro e stellae della stella ) >>
Eugène Canseliet, L’Etoile des Mages, Savignies, Epiphanie 1962
In OPERE, tradotto e curato da Paolo Lucarelli, il secondo libro riguarda l'Entrata Aperta Al Palazzo chiuso del Re del celebre Adepto Eireneo Filalete: “ Il saggio si rallegrerà mentre il folle non farà caso a queste cose, né si istruirà nella saggezza, quando avrà visto il Polo centrale palesarsi all’esterno, conoscibile tramite il famoso segno dell’Onnipotente. Costoro sono teste così dure che , pur avendo visto segni e miracoli, non abbandoneranno i loro sofismi, né potranno entrare nella via diritta”
Quanto segue dovrebbe far riflettere i benpensanti ancorati ai loro pregiudizi.
“Al di fuori del suo ruolo alchemico puro, la (1 ) cabala è servita da interprete ( truchement in francese) nella elaborazione di molti capolavori letterari , che molti dilettanti sanno apprezzare senza nulla sospettare, sotto il piacere, lo charme e la nobiltà dello stile. I loro autori che si chiamino -Omero, Virgilio, Ovidio, Platone , Dante e Goethe -furono tutti dei grandi iniziati .Essi scrissero le loro immortali opere non tanto per lasciare alla posterità imperituri monumenti del genio umano quanto per istruire di sublimi conoscenze delle quali essi erano i depositari e che dovevano trasmettere nella loro integrità. E’ così che noi dobbiamo considerare , al di là dei maestri già citati, gli artigiani meravigliosi dei poemi di cavalleria ,la chansons de geste e così via, appartenenti al ciclo della tavola rotonda e del Graal , le opere di Francois Rabelais e quelle di ( 3 )Cyrano de Bergerac ; Il Don Chisciotte di Michel Cervantes ; i Viaggi di Gulliver di Swift; Il Sogno di Polifilo di Francesco Colonna , Le Contes de ma mere l’Oie di Perrault; le Chansons du Roy de Navarre di Thibault de Champagne; Le Diable prédicateur curiosa opera spagnola della quale non conosciamo l’autore ed altre opere meno celebri non sono loro inferiori né in interesse né in scienza.” Fulcanelli, Le Gardes du Corps de Francois II in Le Demeures Philosophales
Segue una pagina magistrale di Eugène Canseliet, unico discepolo di Fulcanelli.
“ Durante la celebrazione della Messa la coppa di questo vaso sacro ( il calice) deve essere in oro o in argento dorato all’interno, si tratti per questa dell’oro metallo , o per quella dell’alchimista dell’oro celeste cristico che è di colore verde. In spessore sottile , o in fusione limpida , l’oro fisico mostra in trasparenza , la stessa colorazione. Perciò i più antichi alchimisti , nella loro notazione grafica, raffiguravano il verde con il monogramma del Salvatore, cioè con il crisma che è formato dalla X ( Chi) e dal P ( Rho) , entrambi consonanti del vocabolo Χϱυσός ,Chrysos ,oro e Χλωρρς, Chloros , verde. Il sacerdote compie così la fase essenziale e segreta del suo magistero , grazie al calice il cui equivalente alchemico è il ricettacolo di natura, intagliato con molta abilità nello smeraldo dei filosofi, esso stesso velato, dai vecchi autori , sotto l’espressione di flos coeli e con il termine nostoc. Vi opera la consacrazione e la susseguente mescolanza del pane e del vino , come Gesù Cristo al momento della Cena nel vaso tradizionale che fu pienamente raccolto da Giuseppe d’Arimatea . La leggenda secondo cui il Graal sarebbe stato foggiato in uno smeraldo dalla fronte di Lucifero ( Lux, lucis e fero; porto la luce) nell’istante della caduta dell’angelo ribelle dalle sfere della luce increata , simboleggia positivamente l’origine e la destinazione di questa materia spirituale. Lucifero è la stella del mattino, la Venere dei Saggi che porta sulla sua corona quel sale smeraldino tanto prezioso per l’artista e velato, da Basilio Valentino ,il sapiente benedettino di Erfurth , a causa della rassomiglianza con il vocabolo vitriolo. L’ortografia francese antica , vitryol invita, malgrado tutto, all’interpretazione anagrammatica : l’or y vit , l’oro vi vive; come a dire che il sole filosofico si è incorporato nello smeraldo meraviglioso dietro il quale, da sempre, i cavalieri erranti sospirano e proseguono instancabilmente la loro ( 4 )“questa . ” Eugène Canseliet , L’Opera alchemica e la Santa Messa in L’Alchimia simbolismo ermetico e pratica filosofale.
gdg
(1) "Aggiungiamo che l’argot è una legge fonetica che regge, in tutte le lingue e senza tener conto dell’ortografia, la cabala tradizionale – che è una delle forme derivate dalla Lingua degli Uccelli , madre e decana di tutte le altre. E' la Lingua dei filosofi e dei diplomatici. Gesù ne rivela la conoscenza agli apostoli , inviando il suo spirito, lo Spirito Santo. Gli antichi Inca la chiamavano la Lingua di corte. Perché era famigliare ai diplomatici, ai quali forniva la chiave di una duplice scienza: sacra e profana. Nel Medio Evo la si definiva Gaia scienza o Gaio sapere, Lingua degli dei, Divina Bottiglia….…L’Arte gotica è in effetti,l’art got o cot ( Xo), l’arte della luce o dello Spirito” Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali
(2) Specie di largo cappotto con maniche e talora con cappuccio, usato nel medioevo dagli uomini di ogni classe per difendersi dalla pioggia o dal freddo o per cavalcare.
( 3 ) Da non confondere con la commediola di Edmond Rostand.
( 4 ) Abbreviazione di questua, questuante ovvero cerca, cercatore quali erano i cavalieri erranti.